Gli ebrei reggiani dal 1945 a oggi

A cura di Mirco Carrattieri.

 

La comunità ebraica di Reggio Emilia fu sostanzialmente cancellata dalla guerra: la fuga dalle leggi razziali, la deportazione del 1943, i bombardamenti falcidiarono un gruppo già esiguo.

Anche famiglie storiche come i Franchetti e i Levi esaurirono il loro ramo reggiano con la morte di Raimondo jr nel 1935 e di Enrichetta nel 1945.

Nell’immediato dopoguerra transitarono però a Reggio diversi profughi di passaggio.

Significativo l’episodio avvenuto il I maggio 1946, quando, all’interno del campo misto Unrra allestito dagli inglesi presso la ex-Caserma Zucchi, un gruppo di ex-prigionieri ucraini assalì gli ebrei sionisti che stavano festeggiando la festa del lavoro, uccidendone 2 e ferendone altri 20.

Nei mesi successivi anche gli ebrei reggiani rimasti nascosti durante le persecuzioni rientrarono nelle loro case e, in alcuni casi, al lavoro: è il caso di Ferruccio Pardo (tornato preside dell’Istituto magistrale, prima del trasferimento a Bologna), di Franca Basilea (anche lei passata presto a Bologna) e di Anita Jona (trasferitasi dal Classico allo Scientifico).

Alcuni rimasero invece irrimediabilmente traumatizzati dall’esperienza subita: Giorgio Melli, segnato dalla perdita dei genitori, sviluppò un disagio psicologico che lo condusse al ricovero nel 1960 in un ospedale psichiatrico di Verona, dove morì nel 1977.

La piccola comunità residua ripresa a pregare, raccogliendosi attorno a Salomone Ottolenghi nell’oratorio di via Monzermone (la ex-sinagoga era stata infatti adibita a tipografia!); ma ben presto venne meno il numero minimo di 10 uomini per la preghiera (minian) e la comunità reggiana confluì in quella di Modena.

Nel 1958, per iniziativa di Umberto Nahon, gli arredi sacri del tempio reggiano furono smontati e trasferiti ad Haifa.

Con l’esaurimento di alcune famiglie storiche (i Ravà dopo la morte di Nina Norsa nel 1962, i Levi dopo quella di Roberto Blum nel 1963, i Cantoni dopo la scomparsa delle sorelle Aurelia e Alessandra nel 1974-75), la presenza stessa degli ebrei a Reggio si è sostanzialmente esaurita; per riprendere solo di recente grazie ad Alberta Sacerdoti Zarotti.

Il collegamento tra la memoria e la storia della comunità reggiana è stato comunque garantito dalla figura di Lazzaro Padoa. Rientrato in ruolo nel 1949, insegnò al Liceo Classico cittadino dal 1952 al 1977, esercitando fino alla morte, nel 1991, un indubbio magistero morale e intellettuale.

A lui si deve anche la ripresa degli studi sulla comunità ebraica reggiana, già avviati a inizio secolo da Andrea Balletti (i cui saggi vennero ripubblicati nel 1969).

I numerosi studi di Padoa, editi a partire dal 1967, vennero poi raccolti nel 1985-1987 e ristampati dalla Giuntina nel 1993, per la cura del suo allievo Giuseppe Anceschi.

Ad un altro allievo, Gabriele Fabbrici, si deve un rilancio degli studi sul tema con la messa a punto del 1986 e con diversi interventi negli anni successivi.

Nel 1988, in corrispondenza con i 50 anni delle leggi razziali, si registrò un salto di qualità nell’interesse per la vicenda ebraica, che si concretizzò soprattutto nei numerosi studi di Antonio Zambonelli, confluiti nei due numeri speciali di “Ricerche Storiche” (61 1988 e 62-63 1989).

Vanno inoltre ricordati il convegno Gli ebrei a Reggio nell’età contemporanea, svoltosi il 22 aprile 1993 (cfr “RS” 73 1993); e la mostra Ebraismo memoria del tempo presente, inaugurata nell’aprile 2000 (cfr “RS” 91-92 2001).

Il 27 gennaio 2000, in corrispondenza dell’istituzione a livello nazionale della Giornata della Memoria, è stata apposta sulla facciata della ex-sinagoga una lapide commemorativa con i nomi dei dieci ebrei deportati nel 1944.

Dal giugno 2000 si celebra anche a Reggio la Giornata europea della cultura ebraica.

Il 27 gennaio 2008 la ex-sinagoga è stato riaperta al pubblico dopo il secondo ciclo di restauri, avviato nel 2004, per essere adibita a luogo espositivo.

Negli ultimi anni si sono tenuti altri importanti convegni su Ferruccio Pardo ( a Reggio Emilia il 27 gennaio 2009) e Lazzaro Padoa (a Scandiano il 30 gennaio 2011).