Antisemitismo

A cura di Antonio Zambonelli.

 

FetusJudeum

Un’immagine antisemita degli anni Quaranta

Nel Ventesimo secolo l’odio e la discriminazione nei confronti degli ebrei furono sempre di più propagati per motivi politici-nazionalisti e razzisti.

Riecheggiando tesi la cui matrice deriva dal famigerato falso dei Protocolli dei Savi di Sion, il quotidiano reggiano “Il Solco fascista” del 7 agosto 1937 titolava in prima pagina Staline prigioniero degli ebrei, e nel sommario aggiungeva: “Gli ebrei per la guerra di Spagna e per la rivoluzione in Europa”.

Se sarebbe stato con l’entrata in vigore, nel settembre 1938, dei provvedimenti di legge antisemiti che la stampa italiana si sarebbe impegnata a fondo nella campagna razzista, già dai primi giorni del 1938 iniziò quella che Renzo De Felice ha chiamato “la preparazione psicologica dell’opinione pubblica” attraverso la costante pubblicazione di “veline”, e così anche sulle pagine del quotidiano reggiano.

Il primo accenno su “Il Solco fascista” si ebbe il 4 gennaio 1938, con la pubblicazione, in terza pagina, sotto il titolo su tre colonne “Monito agli Ebrei”, di un brano di “un nuovo capitolo della seconda edizione” di Gli Ebrei in Italia, di Paolo Orano, un libro, leggiamo nella nota redazionale introduttiva, con cui “l’A. dimostra che occorre una attenta vigilanza agli ebrei combattendo senza quartiere il sionismo”.

Il 19 gennaio, sulla prima pagina del “Solco”, ecco l’articolo “Quelli che vengono”, ripreso dal “Tevere”, dove si tratta degli ebrei che erano giunti in Italia, sfuggendo dalla Germania nazista. “Il problema degli ebrei che vengono è dunque complesso e grave – si legge – un bel giorno bisognerà risolverlo; e sarà veramente un bel giorno”.

Il 31 luglio, una domenica, vengono pubblicate le parole del “duce” come titolo su tutte le colonne in prima pagina: “Ognuno sappia che anche sulla questione della razza noi tireremo diritto”. Il riferimento era al documento razzista approvato dal Gran consiglio il 6 luglio.
Il 3 agosto si annunciava la prossima uscita del primo numero della rivista “La difesa della razza”, diretta da Telesio Interlandi, con segretario di redazione Giorgio Almirante.

Sulla pagina del Guf, Gruppo universitario fascista, del 14 agosto compare l’articolo firmato da un improbabile Nero Azzurro,il quale, dopo un excursus storico conclude:

“Così è nato l’ebraismo internazionale […] Nulla di straordinario se oggi l’Italiano nuovo vuole rivedere i propri rapporti con l’Ebreo. Costui non ha voluto avere uno Stato, ha abbandonato la Nazione, che un tempo possedeva, per raggiungere miraggi materialistici. E’ logico perciò che non può avere cordiale ospitalità nell’Italia fascista, chi ha ucciso, per tradizione, l’Idea della Patria”.

Il 3 settembre veniva dato il seguente annuncio, di nuovo in prima pagina, su tutte le colonne: “Gli insegnanti e gli alunni ebrei esclusi dalle scuole a datare dal 16 ottobre”. Quel provvedimento legislativo fu il colpo forse più crudele sferrato agli ebrei italiani fra il 1938 e il settembre 1943.

A dare fondamenti “scientifici”, e diffusione a livello di massa, all’ideologia antisemita, provvide, anche a Reggio, il sen. Nicola Pende, il maggiore teorico del razzismo italiano e artefice del famigerato Manifesto degli scienziati razzisti.

Si cominciò il 25 settembre con un’intervista al senatore, pubblicata sul “Solco”, per pubblicizzare la conferenza al Teatro Ariosto del 16 ottobre successivo, conferenza che inaugurò l’anno accademico del locale Istituto di cultura fascista ed esprimendo così la volontà di allinearsi in pieno col nazzismo in tema di antisemitismo.

Anche Laura Marani, fiduciaria dei Fasci femminili reggiani, intervenne ripetutamente sul tema: per esempio nella conversazione tenuta alle giovani e alle donne fasciste di Reggio nel dicembre 1938 e nel corso della quale, stando al resoconto del “Solco” del 15 dicembre, “riafferma la necessità che la donna comprenda e secondi l’opera che il Regime compie per la tutela della razza e contro il pericolo ebraico”.