Correggio

A cura di Monica Barlettai.

 

Correggio

Antica piantina di Correggio: cerchiata in verde la zona del vecchio cimitero ebraico, in rosso quella del nuovo cimitero, in blu quella del ghetto e in nero la sinagoga

La comunità ebraica di Correggio fu una delle più rilevanti sotto il profilo demografico, seconda solo a quella di Reggio Emilia. Ebbe la sua origine nella prima metà del Quattrocento, quando i primi ebrei giunsero in città per gestire il prestito del denaro su pegno. La prima “condotta” di cui si ha notizia, risale al 1436,  data che qualifica Correggio come terzo insediamento ebraico in provincia in ordine di tempo, dopo quello di Reggio Emilia (1413) e Luzzara (1434).

Nel volgere di pochi decenni, grazie al trattamento di favore dei Da Correggio, signori della città, gli ebrei dettero vita ad un insediamento stabile e all’espansione delle proprie attività, non più concentrate solo sul prestito del denaro. Oltre al banco di prestito, gli ebrei gestivano botteghe e terre dimostrando di sapersi inserire perfettamente in un contesto dominato dall’economia agricola. Con l’arrivo di alcuni ebrei serfarditi – affluiti nei vicini territori estensi dopo la cacciata dalla Spagna del 1492 – fecero comparsa anche le prime attività artigianali di tessitura di seta e velluti. Il Cinquecento è dunque il secolo che vede gli ebrei correggesi assumere la conformazione di vera e propria comunità, insediata sia nella città capitale, sia nelle località minori della contea, come Rossena e Fabbrico. Lo stanziamento sul territorio comportò anche la progressiva nascita delle strutture di servizio alla comunità. Il primo cimitero ebraico è documentato già dal 1459, mentre nel 1590 si ha menzione della prima sinagoga, collocata nel cuore della città antica.

Con l’avvento del regime estense (1634) la condizione di relativa liberalità di cui godevano gli ebrei non mutò. Mentre i correligionari reggiani venivano reclusi nel ghetto istituito nel 1671, gli ebrei locali potevano acquistare case e terreni ed ottenere perfino la gestione di alcuni possedimenti di proprietà ducale. Gli ebrei crescevano anche numericamente: dai trenta individui del 1644 si passò a settanta nel 1699, per giungere ai circa cento individui nel 1717, tutti abitanti nel centro storico della città. Nella seconda metà del Settecento, anche a causa del peggioramento della situazione socio-economica,  i rapporti tra ebrei e cristiani entrarono in una fase critica. Il diffuso sentimento antiebraico fu all’origine della creazione del ghetto istituito nel 1781, l’ultimo in Italia. Fu smantellano nel 1797, con l’ondata rivoluzionaria portata in Italia dalle truppe napoleoniche.

La Restaurazione estense del 1815 comportò la reintroduzione delle antiche discriminazioni, quantunque il ghetto non venisse più riaperto. Il clima sembrava quello di una ritrovata tranquillità se, nel 1819, fu commissionato all’architetto reggiano Domenico Marchelli il progetto per una nuova sinagoga, la terza realizzata a Correggio.

In pieno Ottocento gli ebrei erano ancora una comunità compatta e socialmente articolata. Lo sviluppo demografico toccò il suo apice nel 1824, con 228 individui su una popolazione complessiva di 2157 unità. Il prestito di denaro era ormai un’attività secondaria per gli ebrei, dediti al commercio dei tessuti, del cuoio e della ferramenta, alla conduzione di fondi agricoli ed alla partecipazione d’impresa. Furono anche convinti combattenti nelle guerre di Indipendenza, come testimoniano le vicende del tenente Settimo Sinigaglia e Samuele Finzi, che seguirono Garibaldi nella spedizione dei Mille. Con l’Unità d’Italia arrivò finalmente la seconda e definitiva emancipazione ebraica. Iniziò un lento ma costante fenomeno di migrazione verso le comunità maggiori come Bologna, Milano e Genova.

L’epilogo dell’ebraismo correggese è segnato da una data simbolo, il 1921. Nello  stesso anno in cui si costituiva il locale Partito Fascista, la comunità israelitica – ridotta nel numero di membri – perdeva la propria autonomia ed era aggregata a quella di Reggio Emilia.

Correggio fu occupata dai nazisti i primi giorni del settembre 1943. Allora iniziò la persecuzione sistematica contro i pochi ebrei ancora presenti in città, già pesantemente colpiti dai provvedimenti discriminatori delle leggi razziali fasciste. Riuscirono quasi tutti a sfuggire all’arresto e alla deportazione. Unica tragica eccezione fu quella di Lucia Finzi, arrestata l’8 dicembre 1943. Fu deportata ad Auschwitz con il convoglio partito da Fossoli il 22 febbraio 1944.