Ghetto di Reggio Emilia

A cura di Giulia Cocconi e Alessandra Fontanesi.

 

Ghetto Reggio

La storica via della Volta nel ghetto di Reggio Emilia

Istituito nel 1669 con decreto della Duchessa Laura Martinozzi d’Este con la motivazione: “…Sendovi da noi continui disordini e scandali per l’unione e vicinanza delle case e abitazioni degli Ebrei di Reggio con li cristiani abbiamo per unico ripiego determinato di fare il Ghetto”, fu effettivamente creato a partire dal 1671 e sorgeva nell’area oggi circoscritta dalle vie parallele Monzermone, Dell’Aquila, Della Volta e via Caggiati, in cui furono insediate 885 persone, 161 famiglie.

Agli ebrei era vietato comprare o affittare immobili al di fuori del ghetto senza una speciale licenza ducale; inoltre erano costretti a portare un segno distintivo (un nastro rosso, alto un dito, al cappello).

Nell’attuale via dell’Aquila (ex contrada Secondo ghetto o Scuola Grande) fu eretta una Sinagoga, inaugurata nel 1672 e completamente rifatta tra il 1857 e il 1858, denominata “Tempio maggiore”, per distinguerla da altre due sinagoghe minori di rito spagnolo e tedesco.

All’interno del ghetto era presente anche il cimitero, rimasto in funzione fino al 1808 quando, in seguito all’Editto napoleonico di Saint Cloud, fu spostato oltre le mura cittadine nell’attuale via della Canalina.

ghetto - piantina

Piantina del ghetto di Reggio Emilia

Chiuso al tramonto da sei portoni (custoditi da guardiani cristiani a carico della Comunità israelitica) il ghetto, nonostante le difficili condizioni di vita degli abitanti, diventò il luogo di una intensa vita comunitaria; funzionò anche un ospedale israelitico, fra il 1836 e il 1856, una foresteria per dare alloggio a ebrei di passaggio.

Esisteva una scuola comunitaria che veniva frequentata dai bambini dai quattro ai dieci anni; nella prima metà dell’Ottocento fu istituito un ginnasio ebraico in cui, a differenza delle scuole non ebraiche, si insegnavano anche storia, geografia, latino.

Una figura di rilievo nel panorama culturale della Comunità fu quella di Anania Coen, nato nel 1757 e divenuto in seguito secondo rabbino, che fondò una stamperia ebraico-italiana e lavorò come maestro nella scuola israelitica.

Nel 1796, con l’arrivo delle armate napoleoniche, i portoni del ghetto furono abbattuti ed i princìpi di libertà, uguaglianza e fraternità applicati anche agli ebrei.

Negli anni della Restaurazione non vennero ripristinati i portoni ma il ghetto fu abolito definitivamente nel 1859 con l’annessione degli Stati estensi al Regno di Sardegna.

Bibliografia
A. Zambonelli, Cinque secoli di presenza ebraica a Reggio Emilia;
A. Balletti, Gli Ebrei e gli Estensi, Antica Tipografia Soliani, 1913;
L. Padoa, Le comunità ebraiche di Scandiano e Reggio Emilia, Giuntina, 1993.