Guastalla

A cura di Gabriele Fabbrici.

 

Guastalla

L’antica via Rialzata (oggi corso Garibaldi), in cui vi era il ghetto ebraico

La presenza ebraica a Guastalla data almeno dal 1457.

Sul finire del Quattrocento il banco guastallese costituiva per la Camera Ducale di Milano una voce economicamente rilevante ai fini contributivi.

Sotto il ramo locale dei Gonzaga, il ruolo dei banchieri ebrei si rafforzò, ottenendo, oltre la concessione della condotta, l’autorizzazione a praticare liberamente il culto, potendo disporre di un proprio cimitero. Sotto il profilo giuridico, la comunità divenne amministrativamente autonoma dal resto della popolazione. Il Conte (poi Duca) nominava direttamente un commissario per i banchi feneratizi e un commissario per gli ebrei, preposto alle cause civili e criminali che li avessero riguardati. Né l’introduzione, nel 1541, di un Monte di Pietà mutò di molto la condizione economica dei banchieri. Nella seconda metà del XVII secolo la condizione degli ebrei guastallesi si deteriorò rapidamente e nel 1657 Ferrante III fece aprire il ghetto lungo l’Argine della Cerchia, a ridosso del Duomo; l’anno seguente furono promulgati i capitoli che ne regolavano l’esistenza e il funzionamento, con tutte le disposizioni inerenti la vita dei singoli e della Comunità, non esclusa l’imposizione del segno distintivo giallo/arancio (1662) o rosso (1714). Il carattere rigidamente reclusorio del ghetto durò pochi anni e già nel 1681 vennero rimossi i portoni.

Due erano i cimiteri in città (il primo attiguo all’orto di San Ferdinando, il secondo nel luogo detto la Cavallerizza), e uno fuori, in un campo lungo la strada di circonvallazione.

Sotto i Borboni, successori dei Gonzaga, la comunità manifestò un notevole dinamismo, come prova la ricostruzione della sinagoga, portata a termine nel 1770. Nel 1820 il commerciante Israele Guastalla, di Bozzolo, aprì una Casa di Educazione destinata all’istruzione di dodici ragazzi dagli otto ai tredici anni. Anche per Guastalla, però, era iniziato quel lento, ma inesorabile declino che stava caratterizzando tute le comunità israelitiche del territorio, come rilevano i censimenti dell’epoca: 1861: 68 ebrei; 1871: 41 ebrei.

Un declino inarrestabile, sebbene la benevolenza dei guastallesi nei loro confronti fosse nota.

La comunità si estinse definitivamente nel XX secolo.