Ulderico Levi

A cura di Alberto Ferraboschi.

 

UldericoLevi

Ulderico Levi

 Ulderico Levi nacque a Reggio Emilia nel 1842, secondogenito di una agiata famiglia della borghesia mercantile ebraica della città. Il padre era un ricco banchiere di sentimenti patriottici, distintosi per la munificenza, avendo donato alla città i bagni pubblici. Dopo la formazione in istituti privati, Ulderico dal 1855 al 1858 studiò in Germania per poi recarsi a Milano a svolgere un tirocinio presso il finanziere e banchiere ginevrino Charles-François Brot.

Nel 1860 si arruolò volontario nell’arma di cavalleria nell’esercito sardo per poi frequentare la scuola militare di cavalleria di Pinerolo. Nella campagna del 1866 partecipò alla battaglia di Custoza come sottotenente nel Reggimento Guide, meritando una menzione onorevole “per lo slancio e sangue freddo dimostrato caricando due volte alla testa del plotone”.  Nelle vesti di ufficiale di cavalleria nel 1875 effettuò viaggi in nord Europa con Nino Bixio e Enrico Cialdini.

Rientrato nel 1875 a Reggio Emilia per dedicarsi alla gestione del patrimonio familiare, si impegnò in un’intensa attività pubblica rivolta alla modernizzazione della città. Ulderico Levi promosse una serie di iniziative tra cui la creazione di una esposizione industriale permanente, la ricostruzione del teatro della cittadella (ribattezzato “Politeama Ariosto”), la realizzazione dei giardini pubblici, l’installazione dell’illuminazione pubblica a gas, la demolizione di parte delle antiche mura, lo stanziamento di una caserma di un reggimento d’artiglieria e soprattutto la costruzione dell’opera a cui legò il proprio nome: l’acquedotto donato alla cittadinanza reggiana nel novembre del 1885. Il prestigio e il consenso acquisito presso la comunità locale, specialmente negli ambienti dell’associazionismo risorgimentale e nei ceti emergenti della piccola e media borghesia artigiana e commerciale, favorirono la “discesa in campo” di Ulderico Levi nelle file dello schieramento liberale-monarchico. Consigliere provinciale dal 1877 al 1905, fu l’ultimo presidente del Consiglio provinciale liberale (dal 1889 al 1890 e poi dal 1892 al 1901), prima dell’avvento delle amministrazioni socialiste d’inizio Novecento. Fu poi eletto al parlamento ininterrottamente dal 1882 al 1895 e nominato senatore nel 1898, distinguendosi come un autorevole esponente del notabilato del moderatismo emiliano. In tale veste, in particolare, assunse un ruolo di rilievo sulle questioni militari e di bilancio, testimoniando una spiccata sensibilità per le problematiche di politica estera e finanziarie.

Morì il 14 giugno 1922, il giorno prima dell’arrivo a Reggio Emilia del re Vittorio Emanuele III, che avrebbe dovuto ospitare nella sua villa di via Fontanelli.

Bibliografia essenziale
A. Ferraboschi, Le trasformazioni del notabilato. Dalla rappresentanza sociale alla intremediazione politica. Il caso di Ulderico Levi, in “Ricerche Storiche”, n. 73, dicembre 1993, pp. 207- 221;
G. Fontanesi (a cura di), Ulderico Levi. Diario di guerra. La campagna del ’66, Fidenza, Mattioli, 2012;
G. Grasselli, Il nobile Ulderico Levi, Reggio Emilia, Tipografia Guidetti, 1946;
L. Serra, Ulderico Levi «liberale monarchico temperato», in “L’Almanacco”, dicembre 1985, n. 7, pp. 67-72.